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Il Giornale dell'Arte

 

 

Italian Artist
Dente  Giuseppe

Tel.  339.5026133

giuseppe.dente@alice.it

www.giuseppedente.it


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1. La sicurezza degli oggetti:  olio su tela cm. 60x80 
2. Albero solitario: olio su tela cm. 30x30 
3. Acque chiare nella mente: olio su tela cm. 60x30 
4. Mele nel pomeriggio: olio su tela cm. 40x50 
5. Siccità: olio su tela cm. 70x100 
6. Uno sguardo sull'infinito: olio su tela cm. 30x60

 

Giuseppe Dente, laureato, alla fine degli anni ’90 frequenta stage di acquarello ed inchiostro di china presso il Museo Galleria Borghese; poi un corso di pittura con Luciano Santoro. Inizia, però a studiare a fondo la pittura figurativa e le tecniche della pittura ad olio nel 2000, presso la Scuola di Pittura Scienza dell’Arte, di Marco Rossati. Con lui approfondisce le sue conoscenze pittoriche anche sul piano teoretico e, ben presto, comincerà a identificarsi nella vena espressiva fortemente caratterizzata da quella visione surreale e onirica che, attualmente, è leitmotiv di gran parte dei suoi dipinti. Ha partecipato a mostre, personali e collettive, in Italia e all’estero; in particolare: alla Sala del Bramante, Piazza del Popolo, Roma; allo Stattbad di Berlino; a Villa Gualino a Torino; alla Galleria Zamenhof, Milano; al Sorrento Art Contest; alla Galleria Arte 18 di Bologna; al Premio De Chirico, Art in the world Roma Viterbo; alla VI giornata del contemporaneo AMACI. Un suo quadro è stato donato al Museo Civico d’Arte Moderna “Giuseppe Sciortino” di Monreale, Palermo. Vive e lavora principalmente a Roma.
Scrive Marco Rossati nella presentazione a catalogo: “...Si potrebbero definire canonici gli umori surrealisti che Giuseppe Dente ha sviluppato in questi anni di lavoro e ricerca. Canonici fondamentalmente per i temi e i simboli emergenti alla visione, che, salendo attraverso i condotti in cui scorre l’immaginario, mettono iconicamente in contatto gli universi indefinibili e oscuri (da molti detti corrivamente “inconscio”) con la fenomenica quotidiana. Ciò che, però, più connota il suo lavoro è proprio l’approccio alla sostanza pittorica. È, cioè, dalla scabra e sofferta asciuttezza delle tessiture cromatiche, delle linee, delle forme con esse descritte, che scaturisce un suo peculiare, nostalgico sentimento dello spazio. È proprio lì, nei repentini dilatarsi e svanire di orizzonti dai tramonti improbabili, le cui radiazioni rivelano figure dalla sensualità attonita, quasi dolente, che donne, uomini, asteroidi, oggetti... tutto si lascia mettere in posa, come per farsi ritrarre un istante prima che la percezione drammatica della distanza lo sorprenda”.